La Regione Sicilia dovrà pagare direttamente per i danni provocati da alluvioni ed esondazioni riconducibili alla mancata manutenzione degli alvei e delle sezioni idrauliche dei corsi d’acqua.
Lo ha affermato il Tribunale Regionale delle Acque Pubbliche presso la Corte d’Appello di Palermo, con tre distinte sentenze emesse nel 2024, 2025 e 2026.
I giudici hanno spiegato che, se da questa omissione derivano danni a terreni, abitazioni o attività economiche, l’ente pubblico può essere chiamato a risarcire i danni ai sensi dell’art. 2051 c.c. sulla responsabilità per cose in custodia.
Le decisioni rappresentano un importante precedente in materia di responsabilità degli enti pubblici per la gestione, conservazione e manutenzione del demanio regionale idrico – fluviale.
Le sentenze hanno riconosciuto il diritto dei proprietari danneggiati a ottenere il risarcimento sia del danno emergente, necessario per il ripristino dei fondi compromessi dalle esondazioni, sia del lucro cessante derivante dalla perdita delle produzioni agricole. In alcuni casi è stato inoltre riconosciuto il risarcimento per il deprezzamento del valore dei terreni quando l’evento ha determinato una situazione di sostanziale inutilizzabilità del fondo.
Particolarmente rilevante è il principio richiamato dal Tribunale in relazione al cosiddetto “caso fortuito”. Secondo la giurisprudenza, spetta infatti alla Pubblica Amministrazione dimostrare l’esistenza di un evento eccezionale e imprevedibile tale da interrompere il nesso causale e quindi escludere la propria responsabilità.
Nelle fattispecie esaminate, tuttavia, le consulenze tecniche svolte nel corso dei procedimenti hanno evidenziato come gli straripamenti non siano stati determinati da precipitazioni straordinarie o eccezionali. Al contrario, i tecnici incaricati hanno accertato che le criticità degli alvei e delle sezioni idrauliche erano tali da provocare esondazioni anche in presenza di eventi meteorologici ordinari.

